cristian sacchetti

Separati in casa.

I fischi dell’Olimpico sono più di un semplice segno di protesta.

Leggendo le notizie di lunedì 21 Maggio, cercando di informarmi meglio sui fatti del terremoto e della bomba di Brindisi che avevo appreso via Facebook, mi sono imbattuto su una notizia che non ha fatto prime pagine ma che mi ha decisamente colpito.
La notizia riguardava lo sport, la finale di Coppa Italia, e raccontava del fatto che i tifosi presenti allo stadio Olimpico di Roma avevano fischiato pesantemente l’Inno di Mameli prima, durante e dopo la performance della cantante Arisa.
La notizia mi ha colpito molto e mi ha fatto riflettere sul rapporto che oggi esiste tra popolo ed istituzioni. “Dobbiamo essere proprio presi male se gli ultras arrivano a fischiare il nostro inno” pensai inconsciamente, poi mi resi conto di una cosa ancora peggiore, cioè del fatto che forse non siamo semplicemente messi male, ma siamo arrivati al punto di non ritorno.

Il rapporto tra popolo ed istituzioni non è mai stata una storia di amore, neanche di affetto, neppure di stima ma una semplice storia di tolleranza, una rapporto di pace armata, una strana convivenza forzata tra due mondi che non si vogliono bene ma che tentano di cooperare.
Se ognuno di noi analizza la breve storia della nostra travagliata nazione troverà difficile scovare un solo momento in cui il popolo e la politica si sono trovati d’amore e d’accordo, l’unica cosa che potrà scoprire è che c’è stato, da parte del popolo un vero e proprio amore per alcune figure istituzionali. L’esempio che mi viene in mente per primo è proprio quello del rapporto tra il popolo e il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, un rapporto di stima, affetto e anche amore. Pertini era amato dalla maggior parte dei cittadini e stimato dalla rimanete perché era vicino al popolo, perché credeva nei suoi ideali, perché rispettava gli avversari ma soprattutto per un semplice motivo: lui era onesto. Gli Italiani vedevano in Lui un faro che guidava la nazione nel mezzo della
tempesta politica, l’ennesima tempesta, e uno scudo contro la corruzione.
Insomma in Pertini l’Italiano rivedeva se stesso. Scalfaro, intervistato dal programma “La Grande Storia. Pertini, storia di un Presidente”, dichiarò che Pertini venne eletto presidente per “rinvigorire le fonti della nostra Repubblica” e venne scelto per  riavvicinare il popolo alla politica.
Il processo non funzionò perché il popolo amò il Presidente ma continuò ad odiare la politica che nel frattempo attraversò numerosi scandali.
Insomma, non c’è nessuna possibilità che la situazione migliori. L’Italiano ha odiato i politici, continua ad odiarli e lo farà sempre.

 

Oggi la situazione è ancora peggiore di prima. Dopo “Mani Pulite” e con l’inizio della Seconda Repubblica sembrava che l’Italiano volesse costruire un rapporto migliore con le istituzioni, ricominciare da zero e scrivere un nuovo capitolo del nostro paese.
Dopo vent’anni il cittadino si ritrova nella stessa situazione, o pure peggiore, e con il sogno di una nuova Italia svanito in fumo. I partiti “nuovi” nati dalle ceneri del vecchio sistema si sono rivelati corrotti ed incompetenti come quelli vecchi ed i movimenti politici nati sulla base dei fatti di Mani Pulite si sono rivelati, una volta entrati in parlamento, uguali a tutti gli altri e si sono ben adattati agli agi e confort della vita parlamentare.
Corruzione, governi instabili, coalizioni e partiti trasformisti, connessioni con la malavita, promesse mai mantenute ed gli ultimi scandali dei maggiori partiti politici hanno allontanato ancor di più il cittadino dalla classe politica.

 

La crescita del Movimento 5 Stelle, il nuovo movimento nato sulle base di questa fallimentare repubblica, la caduta e (forse) scomparsa di alcuni dei maggiori partiti e voci di una rinascita della politica onesta in quella che è stata definita come l’inizio della Terza Repubblica, hanno lasciato l’Italiano con un dubbio, quello di aver già visto tutto questo in tempi passati. Quello che sta succedendo oggi sembra la fotocopia dei fatti dei primi anni novanta.

 

Ma ormai è troppo tardi e Italiano non ci crede più. Va a votare, partecipa ai comizi politici, si entusiasma se il “nuovo” onesto ottiene qualche successo, ma dentro di sé non ci crede più, fa buon viso a cattivo gioco.
Quei fischi, quelli dell’Olimpico di Roma, non erano semplicemente un segno di protesta, erano un urlo di odio contro le istituzioni Italiane. Il presidente del Senato Renato Schifani, che invece di essere nei luoghi afflitti dai lutti era comodamente seduto nel settore autorità dello stadio, si è dichiarato “sconvolto” e ha affermato che bisogna “dimenticare” questo fatto. Insomma, ha sottolineato quanto la politica sia lontana dal proprio popolo. Il cittadino non si sta separando dalla politica, ha definitivamente divorziato con le istituzioni.
Un doloroso e aspro divorzio.

 

 

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2 commenti su “Separati in casa.

  1. pietro
    9 giugno 2012

    cri ma l’inno e’ stato fischiato perche’ Arisa e’ stata semplicemente vergognosa non per altro, questo e’ il vero dramma, se avesse cantato bene sarebbe stato tutto apposto!!!

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Questa voce è stata pubblicata il 28 maggio 2012 da in Italia.
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