cristian sacchetti

Un Primo Ministro alle corde.

La mancanza d’autorità di Cameron potrebbe costargli cara.

 

David Cameron questa settimana ha fatto un clamoroso auto-gol. Talmente clamoroso che potrebbe costagli la leadership alle prossime elezioni generali.

Con il governo di coalizione sempre in battaglia tra adottare politiche conservative o liberali e con la crisi economica che non accenna a migliorare, ci si aspettava che almeno David Cameron potesse portare avanti questo traballante governo con decisione e fermezza. Invece non sembra proprio così, e secondo i media Inglesi sta avendo una crisi di nervi e lentamente perdendo il controllo della coalizione e del proprio partito.

Cameron era stato eletto a capo dei Conservatori come un sicuro leader, una versione moderna di rappresentante dei Tories ma con la stessa fermezza e  autorità della Thatcher. Infatti, parte del suo manifesto politico consisteva nel “modernizzare” il partito Conservatore, farlo diventare dal partito dei “club dei ricchi”, come viene chiamato ironicamente dall’opposizione, a partito moderno, sempre Conservatore ma più sensibile alle problematiche che il popolo Inglese dovrà affrontare.

Nel 2006, con lo stupore della maggior parte del partito, aveva promesso di affrontare il discorso dei matrimoni gay, dichiarando che il matrimonio ha un valore “se è tra un uomo e una donna, tra una donna e una donna o un uomo ed un uomo”. Queste idee, dichiarazioni e progetti avevano fatto sperare tra i Tories moderati (molti di loro gay) che la via della riforma potesse essere avviata con Cameron.

Dopo sei anni, ecco la retromarcia del primo ministro, che non solo ha bloccato, anche se non ufficialmente, la legge sui matrimoni gay, ma che non ha saputo imporsi sui parlamentari Tories più conservatori. E non è la prima volta. Già in passato, su questioni legate alla Unione Europea, Cameron non riuscì ad imporre la propria idea ed adottò la linea dei più conservatori facendo infuriare (non pubblicamente) alcuni moderati ed i compagni pro-Europa di governo dei Liberal-Democratici.

Cameron, sembra ormai un pugile chiuso all’angolo. Prende pugni a raffica, riesce a stare in piede e ammortizzare i colpi ma sembra che non riesca a reagire.

I cambi d’idea non sono una cosa strana, perché tutti i premier, per diversi motivi sono costretti a fare retromarcia su alcune questioni, quello che è negativo e il fatto che la gente cominci a pensare chi veramente ha potere a Westminster.

Cameron ha tanto da fare per convincere i Britannici che lui è un vero leader e ha ancora più lavoro da fare nel convincere i parlamentari conservatori che è lui la guida del partito.

Il tempo passa ed idee per un nuovo rappresentante cominciano a venire a galla.

Dal municipio di Londra Boris Johnson guarda alle vicende con estremo interesse.

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Questa voce è stata pubblicata il 3 giugno 2012 da in Europa.
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