cristian sacchetti

Georgia. Così l’Europa dimentica la democrazia ad Est.

Analisi di un fatto storico passato inosservato ad ovest.

 

 
Si sono svolte le elezioni in Georgia e il risultato dovrebbe far riflettere l’Europa e il mondo occidentale tutto. Le elezioni in questo stato ex-sovietico passeranno alla storia per un semplice, ma significativo, fatto: è stato il primo cambiamento democratico di governo nella storia della regione caucasica. Questo fatto storico avrebbe dovuto far piacere a tutto il continente europeo e attirare l’attenzione della stampa continentale. La realtà invece è che il voto in Georgia è quasi passato inosservato, eccetto qualche misero articolo sulla stampa europea e pochissime analisi politiche. Quello che sorprende è che la maggior parte dei politici non abbia colto l’importanza di questo avvenimento e peggio ancora non abbia capito, e di conseguenza analizzato, che i fatti georgiani avranno sicuramente influenza sull’UE e soprattutto sui rapporti, già tesi, tra la Russia e il resto del continente europeo.

IL VOTO – Che cosa ha decretato il voto di lunedì scorso? La vittoria del partito di opposizione, Sogno Georgiano, del miliardario Bidzina Ivanishvili, e la sconfitta di Mikheil Saakashvili e del suo Movimento per l’unità nazionale. Inoltre, come già menzionato in precedenza, il voto ha decretato la vittoria della democrazia e del popolo, che ora (forse) può guardare al futuro del proprio paese con positività e potrebbe affermarsi come uno degli stati più democratici e liberi del Caucaso.

IL VERO VINCITORE – Sembrerà strano, ma in questa analisi dei fatti georgiani metto al primo posto dei vincitori lo sconfitto delle elezioni, Mikheil Saakashvili. Saakashvili è ancora presidente, fino al 2013. È diventato presidente nel 2004, la prima elezione dopo la Rivoluzione delle Rose, di cui, tra l’altro, è stato uno degli artefici, e ha ottenuto anche un secondo mandato nel 2008. Durante gli anni della sua presidenza è stato accusato di brogli elettorali, di aver boicottato in ogni modo l’opposizione e di aver placato le proteste contro di lui e il suo partito con il pugno di ferro. Un’analisi di Steven Levitsky e Lucan A. Way, “Competitive Authoritarianism: Hybrid Regimes After the Cold War”, definisce la Georgia di Saakashvili uno stato “formalmente democratico ma sostanzialmente non democratico”.

Questa descrizione del presidente georgiano non ha nulla di diverso da quella di molti dei suoi colleghi degli altri paesi dell’ex-Unione Sovietica. Seguendo l’esempio di stati come Azerbaijan, Turkmenistan e Bielorussia, Saakashvili avrebbe potuto tranquillamente organizzare brogli elettorali, imbavagliare i media di opposizione ed eliminare gli avversari politici invece di accettare la decisione del popolo. Dopo le elezioni ha dichiarato ai media e ai cittadini che “abbiamo perso le elezioni e stiamo per passare all’opposizione” e che “i leader non governano contro il volere del popolo”. Poteva zittire tutti e comandare a lungo, come Lukašenko in Bielorussia, invece ha accettato la sconfitta e ha avviato il processo di transizione democratica. Il suo nome è destinato a passare alla storia della Georgia e verrà celebrato come il padre della democrazia di questa repubblica caucasica. Ecco perché lui è il vero vincitore di queste elezioni.

UN FUTURO INCERTO – Nonostante le aspettative, ci sono molti problemi legati al futuro imminente di questo stato e quella che molti cominciano a dipingere come un’era di crescita e prosperità potrebbe trasformarsi nell’ennesima crisi. La Georgia, uno stato di circa 4.5 milioni di abitanti, è dal punto di vista politico ed economico posizionata in un’area strategica per tutti e due i suoi vicini, la Russia e l’UE.

Dal punto di vista politico è chiaro perché il futuro di questa nazione sia fondamentale. La Russia vede la Georgia come uno stato ex-sovietico, una specie di ex-colonia che ancora oggi potrebbe essere usata come cuscinetto nell’area di confine con il Medio Oriente. Putin non ha mai tenuto nascosta questa idea e ha sempre considerato questo stato come territorio legittimo d’influenza russa. La guerra lampo del 2008 tra i due stati nei territori ribelli pro-Mosca dell’Ossezia del Sud e Abcasia ha chiaramente evidenziato la voglia di Mosca di inglobare quest’area asiatica direttamente sotto la Russia. Si può grosso modo affermare che la Russia ha una forte influenza su un quinto del territorio georgiano.

Per l’UE questo stato è fondamentale per due motivi. La Georgia di Shaakashvili ha sempre guardato all’Europa come un futuro alleato, non nascondendo mai, anzi dichiarando apertamente, la propria intenzione di fare parte in futuro dell’UE e della NATO. Proprio per questo la Georgia è fondamentale per il mondo occidentale: allargherebbe l’influenza della NATO nell’area Asia/Medio Oriente, portando fisicamente la NATO a un passo dall’Iran. Per l’UE la Georgia costituirebbe quindi una porta di comunicazione fondamentale tra l’Asia e il continente europeo. Dal punto di vista economico la Georgia è vitale per l’Europa, un continente in continuo bisogno di fonti di energia, e la sua posizione garantirebbe l’accesso alle enormi risorse energetiche del bacino del Mar Caspio. Uno slittamento georgiano verso la Russia significherebbe per l’UE la perdita della maggior parte delle risorse di petrolio e gas del Mar Caspio e/o l’eventuale aumento dei prezzi per esportare queste risorse verso ovest.

I due leader georgiani, Shaakshvili e Ivanishvili, hanno in mano il futuro del paese. Shaakshvili è sempre stato pro-NATO e pro-UE e, anche se visto a ovest come un alleato eccentrico, è considerato cruciale affinché la Georgia entri completamente sotto l’influenza del mondo occidentale. Ivanishvili è un personaggio a due facce: da un lato si dichiara a favore di una piena alleanza con l’Occidente, dall’altro è un uomo che ha fatto la sua fortuna durante gli anni novanta nella Russia post-sovietica e ancora oggi ha legami economici con Mosca (ha una bella fetta delle azioni della Gazprom). La chiave della stabilità della Georgia sta nella capacità di questi due leader di collaborare. Se dovessero riuscirci, si eviterebbe una rottura definitiva tra le due fazioni del popolo georgiano.

L’EUROPA – Come spesso accade nei momenti decisivi per l’assetto politico mondiale, l’UE è rimasta a guardare. In un ottimo editoriale di B. Wielinski sulla Gazeta Wyborcza viene sottolineato il fatto che l’Europa ha deluso la Georgia. Come evidenziato de Wielinski, nell’Europa dove democrazia e libertà vengono osannate in continuazione, i fatti georgiani sono passati inosservati, con l’unico omaggio pubblico fatto dalla portavoce di Catherine Ashton, alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione europea. Il resto dell’Europa, media compresi, non hanno dato al voto in Georgia il peso dovuto. Wielinski conclude il suo pezzo con un’ottima analisi. Afferma il giornalista: “Ignorando le elezioni georgiane l’Europa non soltanto volta le spalle ai suoi sostenitori più convinti e tenaci, ma lancia un segnale preciso: la democrazia a est non le interessa”.

Un errore, questo, che potrebbe costare parecchio all’UE e di cui potrebbe pentirsi. C’è ancora tempo per rimediare e dimostrare che l’est è parte integrante e fondamentale dell’UE.

 

Pubblicato sul il sito de “iMille” di martedì 09 Ottobre 2012 con il titolo “Georgia. Così l’Europa dimentica la democrazia ad Est.

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2 commenti su “Georgia. Così l’Europa dimentica la democrazia ad Est.

  1. Harriett
    21 dicembre 2012

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      29 dicembre 2012

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Questa voce è stata pubblicata il 10 ottobre 2012 da in Mondo.
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